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Ictus

I fattori di rischio più importanti per l’ictus ischemico sono rappresentati dall’ipertensione arteriosa, dalle patologie cardiache, dal diabete mellito, dalle dislipidemie, dall’obesità, dal fumo e dall’abuso di alcool.

L’ictus può essere anche di natura emorragica. La causa più frequente di tale emorragia cerebrale è rappresentata dall’ipertensione arteriosa, ma può insorgere, anche se meno frequentemente, in seguito ad aneurismi o malformazioni artero-venose.

In ogni caso, nei paesi occidentali l’ictus rappresenta la prima causa di invalidità nella popolazione adulta e la seconda per problemi cognitivi.

Il quadro clinico dell’ictus dipende dalla sede in cui si verifica la lesione, in stretta corrispondenza con il territorio di irrorazione dell’arteria cerebrale interessata e può causare deficit motori, sensitivi e cognitivi di varia gravità. Compaiono infatti segni e sintomi da lesione dei lobi danneggiati (ad esempio emiparesi/emiplegia, emiipoestesia/emianestesia ed emianopsia) ai quali si aggiungono deficit cognitivi, quali afasia (nella maggioranza dei pazienti), aprassia, agnosia, disturbi della memoria e dell’attenzione, disturbi visuo-spaziali ed esecutivi. Tali deficit, anche in assenza di disturbi del movimento, possono impedire una vita autonoma sia per quanto riguarda le più semplici attività della vita quotidiana sia per le più complesse attività sociali e di relazione.

 

La valutazione neuropsicologica permette di accertare la presenza e la gravità degli eventuali deficit cognitivi conseguenti all’ictus, di prevedere le limitazioni che tali deficit potrebbero avere nella ripresa delle proprie attività quotidiane, di programmare l’attività riabilitativa cognitiva per consentire una ripresa quanto più autonoma possibile dopo la malattia.